
Chi è Kai Zen, e in cosa è diverso dagli altri scrittori?Kai Zen è un
ensemble narrativo, siamo quattro scrittori che vivono in città diverse: Milano, Messina, Bologna, Bolzano (e ogni tanto Buenos Aires). Quindi per costruire i nostri testi dobbiamo usare la rete, ci scambiamo centinaia di mail e sperimentiamo continuamente nuove possibilità. Come Second Life, ad esempio, dove abbiamo anche organizzato una delle presentazioni, la più emozionante, del nostro libro.
Come vi siete conosciuti?Attraverso un esperimento di scrittura collettiva lanciato da Wu Ming (il più conosciuto tra gli ensemble narrativi italiani,
ndr), che poi ha dato vita ad un libro che si intitola
Ti chiamerò Russell. I Wu Ming scrissero il primo capitolo, lo misero sul web e poi chi voleva poteva proporre come continuare. Tre di noi sono stati selezionati, siamo andati alla presentazione del libro, edito da Bacchilega, dove ci siamo conosciuti e abbiamo deciso di far partire un nostro progetto di scrittura collettiva.
Esattamente come funziona un progetto di scrittura collettiva?Ci sono diversi tipi di scrittura collettiva. Uno è come quello a cui abbiamo partecipato conoscendoci. Poi c’è il
romanzo totale, che consiste nel mettere in rete informazioni utili a lavorare ad una storia: l’ambientazione, l’elenco dei personaggi con le caratteristiche psicologiche… tutto modificabile via mail o tramite tecnologie open source, come wiki (consentono a utenti dislocati su luoghi diversi di interagire su file condivisi,
ndr) da chi vuole partecipare al progetto. Da lì nasce la storia e ci si lavora collettivamente.
Quante persone partecipano?Sia a
La potenza di Eymerich, romanzo totale realizzato in collaborazione con Valerio Evangelisti e basato sul suo famoso personaggio, che a
Spauracchi, una sorta di western ambientato in provincia di Bolzano, hanno partecipato in media un centinaio di persone.
Quanto è importante la tecnologia web per la realizzazione dei progetti di scrittura collettiva?E molto utile. Soprattutto l’avvento del cosiddetto web 2.0, evoluzione di internet in cui l’utente è anche creatore dei contenuti. Non solo. Siamo attenti a tutte le innovazioni del web. Google Earth, per esempio, disponibile solo dal 2004, è uno strumento che consente di andare a vedere luoghi lontanissimi senza spostarsi da casa. Pensa quanto è utile per ambientare delle storie in luoghi in cui non si è mai stati.
I vostri scritti sono pubblicati con licenza Creative Commons. Qual è la differenza tra il cosiddetto copyleft e il tradizionale diritto d’autore?La differenza è che le nostre opere sono liberamente scaricabili, fotocopiabili e modificabili. L’unica cosa che non si può fare, è commercializzarle, scambiarle a scopo di lucro. Questo può farlo solo l’editore. A nostro parere l’adozione del copyleft è un fatto di onestà intellettuale verso il lettore, che prima di comprare il libro può leggerne alcuni capitoli, oppure leggerlo anche integralmente in rete. Il bello del copyleft è che il libro si vende lo stesso, per tanti motivi: perché se a un lettore il libro è piaciuto e vuole regalarlo, lo compra in libreria; o anche perché stampare integralmente un libro di 400 pagine con la propria stampante alla fine costa di più che acquistarlo… in ogni caso alla base c’è la convinzione che le idee sono di tutti, quindi perché non condividerle? Ribadendo che non c’è nessuno svantaggio economico, anzi è dimostrato dai fatti che un libro, se è un buon libro, più circola liberamente, più vende.
“La strategia dell’ariete”, il vostro primo romanzo, come si inserisce in tutto ciò?E’ il progetto intorno al quale ci siamo costituiti. E’ un romanzo storico, un’epopea dal taglio avventuroso sulla volontà di potenza e sulla negazione della volontà dei personaggi. Si sviluppa su tre assi portanti, storia, destino e conflitto. E’ un romanzo rizomatico, che da ogni nodo fa fiorire delle diramazioni. Al romanzo, inoltre, abbiamo affiancato un sito www.lastrategiadellariete.org, in cui abbiamo messo dei contenuti extra, immagini, le mappe dei luoghi in cui si svolge la storia, il testo del romanzo da scaricare, e altro ancora.
Per finire, cosa significa Kai Zen?Kaizen in giapponese significa 'in continuo miglioramento' ma in realtà abbiamo scelto questo nome per ricordare una band rock/industrial che figurava tra i personaggi del racconto dal quale siamo nati,
Ti chiamerò Russell. Ci è piaciuto subito e non ci abbiamo più pensato. Poi abbiamo scoperto che si chiamano Kaizen anche le pratiche aziendali di auto esaltazione dell'io, con l’obiettivo dell’aumento della produttività. A questo preferiamo il gruppo rock. Ci sentiamo anche noi una band, dalle radici punk.
Lina Sini
Kai Zen è un ensemble narrativo nato nel 2003. Realizza progetti di scrittura collettiva come romanzi, racconti, articoli, recensioni musicali ed è formato da quattro elementi che vivono sparsi sul territorio italiano (Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani).