
I titolari sono i suoi figli Carlo e Giacomo, ma senza la lunga esperienza nell’editoria di Marco Frilli la casa editrice non sarebbe mai nata. Oggi, libero dai precedenti impegni di lavoro, anche Marco Frilli è impegnato a tempo pieno nella società editoriale di famiglia.
Quando nasce la Frilli Editori e con che progetto?La casa editrice è nata nel 2000 con l’idea di pubblicare libri di denuncia, grazie al rapporto con Paolo Cornaglia Ferraris che era reduce dallo straordinario successo del suo primo libro “Camici & pigiami”, pubblicato da Laterza. In aprile del 2000 la Frilli editori ha pubblicato il suo primo libro, un romanzo di denuncia di Cornaglia Ferraris, “Il Sindaco. L’avventura politica di un medico”. L’attività editoriale ha proseguito seguendo questo filone, con il quale ha ottenuto un buon riscontro commerciale, il maggiore dei quali con “La malaricetta”, che raccontava le logiche di marketing delle case farmaceutiche che spesso sono alla base delle prescrizioni di farmaci da parte dei medici. Di questo libro abbiamo realizzato ben cinque ristampe. Nel 2001 c’è stata la prima svolta. La Frilli edizioni è stata l’unico editore locale ad uscire con un istant book sui fatti di del G8, “Le quattro giornate di Genova”, il primo libro che ha denunciato i fatti successi nelle piazze della città e alla scuola Diaz.
Oggi avete una collana di noir, prevalentemente ambientati a Genova e in Liguria. Come siete arrivati ad introdurre questo genere letterario nella vostra produzione?La struttura era cresciuta, per cui era necessario fare scelte utili a sostenere questa crescita. Perciò, ai libri di denuncia (ricordo tra tutti “Il libro nero di Torino 2006”, e “Nei secoli fedele allo Stato”, gli anni di piombo raccontati dal generale Bozzo) si sono affiancate altre produzioni, come quella dei libri di storia ligure e genovese, e quella che è stata la più fortunata, la collana dedicata al “noir ligure”, con la quale Frilli editori ha favorito lo sviluppo del genere noir ad opera di autori locali, scoprendone e lanciandone molti. Da ultimo, stiamo “timidamente” lavorando ad una collana di libri di storia di interesse nazionale. Dico timidamente perché non è facile per una casa editrice delle nostre dimensioni immettersi in un filone così difficile, perciò stiamo sperimentando, e valutando i risultati delle prime pubblicazioni.
Oggi quale filone seguite prevalentemente? Quello dell’editoria di ambito locale o nazionale? Noi usciamo con 60-70 novità all’anno. Una parte di queste è di interesse nazionale: i libri di denuncia, che continuiamo a pubblicare, quelli di storia, e poi editiamo libri che sono locali ma di altre regioni italiane, per esempio abbiamo cominciato a lavorare su noir milanesi, torinesi…
La scelta per la letteratura di genere noir è legata ad esigenze commerciali?Indubbiamente, il noir quando trova un buon riscontro da parte del pubblico, dà risultati nell’immediato, così come i libri di denuncia. Un libro di storia, invece, anche quando ha successo si vende in un arco di tempo più lungo. Cerchiamo di far convivere queste diverse linee anche per avere un maggiore equilibrio economico.
In generale, il vostro lavoro è guidato più dalla passione o più dal mercato?Sicuramente nasce dalla passione; poi però ci vuole la capacità di sopravvivere in un mercato difficile, dove la concorrenza è forte, nascono continuamente nuove case editrici, bisogna letteralmente riuscire a sopravvivere. Noi di certo non ci siamo arricchiti, ma è già un buon risultato essere sopravvissuti dopo 7 anni.
Avete anche aperto due librerie a Genova. Con quale scopo?Le librerie Frilli rendono la casa editrice più visibile ai cittadini genovesi, e soprattutto ci forniscono quotidianamente un contatto con il pubblico dei lettori, è utile a capire le loro esigenze e poi, instaurando un rapporto personale con il libraio, ci parlano dei libri che pubblichiamo come casa editrice, si instaura un dialogo continuo per noi molto importante.
Quali sono i progetti di sviluppo futuro della Frilli edizioni?Vogliamo radicarci ancora di più nella storia, nella cultura e nelle tradizioni liguri. Abbiamo lanciato i primi libri fotografici, due su Genova e uno sulle tifoserie locali. Se funziona, pensiamo di esportare questo tipo di pubblicazione anche su altri territori.
Lina Sini