
Goldkorn, quanto spazio viene riservato alla letteratura nelle pagine culturali dell’Espresso?Parecchio. Dedichiamo ai libri circa un terzo, a volte fino a metà dello spazio che abbiamo a disposizione. Non sempre occupandoci direttamente di un singolo libro, più spesso utilizzando un libro come spunto, per parlare di tendenze culturali, per intercettare la realtà, e approfondire i temi che ci sembrano interessanti. Poi, in ogni numero abbiamo sempre due pagine di rubriche dedicate ai libri, con recensioni e segnalazioni. L’Espresso, infatti, è ancora un giornale che crede nelle recensioni. Con noi collaborano dei veri critici letterari. In questo siamo controtendenza rispetto ad altre testate che tendono ad eliminare le recensioni e a fare solo segnalazioni.
Recensire vuol dire anche esprimere pareri negativi. Voi fate anche le cosiddette “stroncature”? Le facciamo quando sono un atto di coraggio, cioè quando vanno controcorrente. Per esempio ultimamente abbiamo pubblicato una recensione negativa di “Le benevole” di Jonathan Littell, un libro su cui l’editore puntava molto e che ha avuto un’attenzione straordinaria da parte di tutti. Non ha senso invece la critica negativa del libro da 10-20mila copie, piuttosto preferiamo parlare ai nostri lettori di quello che ci piace, e del perché è bello leggere.
Nella massa della produzione culturale e letteraria di oggi, come si fa a capire di cosa vale la pena di parlare? L’Espresso in base a cosa sceglie?Non si può, in effetti, “capire”. Si può tentare di decidere, scegliendo ciò che ci interessa e che pensiamo possa interessare i nostri lettori. In generale direi che a noi interessa il futuro, ciò che sta per succedere. Ci interessa trovare cose che non sono state dette, che dunque possono allargare il nostro immaginario. Per citare Heidegger, ci piace “pensare il non ancora pensato”.
Dalla sua scrivania di caporedattore culturale di uno dei maggiori settimanali nazionali, come vede il rapporto tra gli italiani e i libri?Non sono d’accordo con quelli che si lamentano del rapporto degli italiani con i libri. Perché è vero che c’è una larga fetta di pubblico che non legge, ma quelli che leggono sono lettori forti. Persone che leggono molto più di un libro all’anno, seguono con interesse la letteratura, e sono soprattutto donne. E’ a loro che noi ci rivolgiamo. Aggiungo che, dal mio punto di vista, questa situazione è un fatto positivo, perché ci permette di evitare la mediocrità: se i lettori medi non esistono, parlare ai lettori italiani vuol dire parlare a persone colte. Questo ci permette di mantenere un livello alto. Io credo inoltre che questo stato di cose sia anche merito degli editori italiani, che a mio parere sono molto bravi, sanno far bene il loro mestiere. La narrativa straniera viene tradotta tempestivamente, e con traduzioni di ottimo livello, gli esordienti italiani non hanno problemi a pubblicare, perciò se il mercato del libro in Italia è così vivace lo si deve anche a loro.
E la produzione letteraria nazionale oggi?E’ come tutto quello che succede oggi in Italia. Mancano le idee. E’ già un miracolo che ci sia qualcuno che ha voglia di scrivere…
Lina Sini
Wlodek Goldkorn, giornalista, è il responsabile del settore cultura dell’Espresso, settimanale per cui ha lavorato prima come corrispondente da New York. Dopo aver lasciato la Polonia nel 1968 si trasferisce a Firenze, dove vive tuttora. Ha pubblicato saggi e libri sull’Europa centrale, sugli ebrei e su Israel. Negli anni ottanta, è stato il fondatore e l’editore di riviste sull’Europa centrale e orientale,
L’ottavo giorno e
L’Europa ritrovata. È il co-autore (con Rudi Assuntino) del libro I
l Guardiano. Marek Edelman racconta, e di
Civiltà dell’Europa orientale e del Mediterraneo con Massimo Livi Bacci e Mauro Martini. Nel 2006 ha pubblicato
La scelta di Abramo. Identità ebraiche e postmodernità.