E’ il momento del romanzo disegnato

La rivoluzione della graphic novel è già cominciata. Fumetti con un respiro narrativo ampio, adatti anche al pubblico colto. Molti scrittori, anche italiani, si cimentano con questa forma narrativa. Le case editrici investono sul nuovo linguaggio. Come Guanda, che ha lanciato Guanda Graphic, una collana dedicata esclusivamente a prodotti di graphic novel. Ce ne parla lo sceneggiatore di fumetti e consulente di Guanda Graphic Tito Faraci.
Quali motivi hanno spinto Guanda a varare una collana di graphic novel?
La graphic novel non poteva mancare nell’offerta editoriale della Guanda, perché è diventata ormai una forma di linguaggio che ha dignità di prodotto colto, un prodotto letterario che esprime il proprio tempo. Si tratta di fumetti di respiro narrativo ampio, adatti ad un pubblico, come quello di Guanda, molto severo e attento alle proprie scelte.

Qual è stato il riscontro del pubblico? E quale tipo di lettori in particolare sceglie la Graphic Novel?
Guanda non può che essere soddisfatta dell’eco ottenuto da Guanda Graphic. C’è stato un grande interesse intorno a questa collana, sia da parte del pubblico che da parte del mondo del fumetto in generale. Un interesse generato dalla scelta che la collana esprime, quella di dare dignità al linguaggio del fumetto, che ha trovato corrispondenza da parte del mondo della graphic novel. Anche da parte di autori che non sono in questa collana. Questa forma d’arte, una forma di narrazione che si avvale del tratto grafico, sta vivendo una rivoluzione. Il pubblico che legge la graphic novel arriva dalla narrativa. Non sono solo giovani. I giovani sono più abituati a leggere fumetti, ma alla graphic novel si avvicinano, magari con un po’ di scetticismo, persone di ogni età. E poi trovano opere in grado di fugare ogni dubbio. Da questo punto di vista Maus di Art Spiegelman è stato fondamentale. Bisogna anche considerare che il fumetto, per chi non è abituato, è un linguaggio difficile. Una volta compreso che non si tratta di cose da bambini, bisogna impegnarsi, impararne il codice, per poterlo interpretare al meglio.

La crescita di questo nuovo linguaggio espressivo è un fenomeno prevalentemente estero o anche l’Italia ha contribuito al suo sviluppo con autori nazionali?
La graphic novel è nata a metà degli anni ’80, grazie al lavoro di grandissimi artisti, tra i quali Will Eisner. Poi, opere come Maus di Art Spiegelman sono state determinanti per definire un codice di riferimento. Successivamente  c’è stato un periodo di assestamento, e in questi anni assistiamo a una vera e propria ondata di grandi produzioni. L’Italia non è stata spettatrice ma al contrario è stata parte di questo fenomeno, perché ha da sempre avuto grandi autori, molti dei quali hanno contribuito alla definizione di un linguaggio del fumetto che fosse una sintesi vincente tra il segno grafico e il respiro narrativo. Pensiamo solo ad Hugo Pratt, uno degli autori italiani simbolo del valore internazionale del fumetto italiano, che scriveva le sue storie negli anni ’70-’80.

Gli autori di fumetto italiani hanno uno stile nazionale, che li distingue dagli altri?
Il mercato del fumetto italiano è uno dei più grandi del mondo, insieme a quello degli Stati Uniti, del Giappone e della Francia. Tra i due versanti di Disney e Bonelli c’è un vivaio enorme di artisti capaci di produrre fumetti di ogni genere, con un ottimo livello tecnico, artisti pronti e attrezzati a seguire l’onda della rivoluzione graphic novel. Se c’è un tratto distintivo della produzione italiana direi che è la vocazione popolare. Il fumetto italiano è un fumetto che si fa capire da tutti. Il vangelo del coyote, per esempio, la graphic novel tutta italiana uscita nella collana di Guanda, è un thriller, ed è un fumetto colto che sa essere anche molto avvincente.

Possiamo dunque dire di essere ad un passo dal riconoscimento del fumetto come linguaggio di dignità culturale pari a quella della narrativa?
Il fumetto è un vero e proprio linguaggio, come il cinema. Sarebbe già un riconoscimento considerarlo come una forma espressiva all’interno della quale c’è un universo vasto e variegato, con veri e propri generi. 

Guanda Graphic è la nuova collana a cui la casa editrice Guanda ha dato vita nell’autunno 2007, per essere presente con le sue pubblicazioni in questo linguaggio espressivo emergente, coerente con la sua vocazione alla ricerca e alla scoperta del nuovo. Guanda Graphic ha esordito con la pubblicazione contemporanea di tre titoli: Sono figlia dell’Olocausto di Berenice Eisenstein, Il vangelo del coyote di Gianluca Morozzi, Giuseppe Camuncoli, Michele Petrucci e Chi vuole uccidere Picasso? di Nick Bertozzi.

Lina Sini
01/02/2008

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