“Caos calmo”: dalle pagine al grande schermo

Antonello Grimaldi è il regista del grande successo cinematografico tratto dal celebre romanzo di Sandro Veronesi. Si definisce “un regista puro”, che ama raccontare storie scritte da altri, e ci racconta in questa intervista come ha tradotto in immagini il monologo interiore di Pietro Paladini.

Caos Calmo
è un romanzo che racconta l’evoluzione psicologica di un personaggio che parla in prima persona. A prima vista, una storia per niente cinematografica. Come è nata l’idea di fare un film proprio da questo libro?

L’idea di realizzare Caos Calmo non è mia. E’ successo come di solito accade negli USA: l’idea è venuta al produttore, Domenico Procacci della Fandango. Poi Nanni Moretti si è proposto come protagonista, e insieme hanno pensato di chiamare me come regista. E in effetti, quando mi hanno proposto di fare questo film, ero perplesso e non solo per il fatto che la storia è narrata con un monologo interiore. Dal punto di vista registico, la questione più difficile da affrontare era rappresentata dall’immobilità del protagonista: Pietro Paladini rimane nello stesso luogo per due terzi del tempo. Tra l’altro, questo luogo, nel libro, è l’interno della sua macchina, cosa che mi avrebbe consentito al massimo due o tre inquadrature diverse. Per questo motivo, insieme agli sceneggiatori, abbiamo deciso di spostare Pietro Paladini sulla panchina.

Oltre a questa soluzione di sceneggiatura, quali altri accorgimenti ha utilizzato per portare al meglio sullo schermo gli aspetti più difficili della narrazione?
Innanzitutto, per visualizzare la narrazione in prima persona, il monologo interiore, abbiamo pensato di mettere al centro del racconto il protagonista, Pietro Paladini. Rispetto al libro, abbiamo persino esasperato questo aspetto, tanto che nel film ci sono solo due scene senza di lui, ma sono scene girate e montate come visualizzazione del suo pensiero, perché si tratta di racconti fatti a lui da alcuni personaggi. A parte queste due scene, Paladini è sempre presente, non solo in tutte le scene ma direi in quasi tutte le inquadrature. Un altro problema era costituito dalle dodici scene di dialogo, che occupano gran parte della storia. Il rischio della ripetitività era molto alto. La soluzione che ho trovato è stata quella di variare il più possibile gli stili di ripresa, dalla classica alla steadycam, alla steadycam veloce, ad altre ancora, in modo da movimentare il registro visivo ed evitare l’effetto noia.

Anche il suo film precedente, Un delitto impossibile, era tratto da un libro, Procedura di Salvatore Mannuzzu.
Io non mi sento un autore, ma un regista “puro”. Mi piace raccontare storie scritte da altri, e reinterpretarle, mettendoci qualcosa di mio, per portarle sullo schermo. Per cui i libri sono l’ideale per me. Certo, devo incontrare una storia che mi interessa e mi ispira. Nel caso di Un delitto impossibile, la motivazione che mi ha spinto a fare il film, oltre alla bellezza della storia, è stata la possibilità di portare sullo schermo cinematografico  la mia città natale, Sassari. Il cinema non fa mai vedere le città della Sardegna. La Sardegna che si vede al cinema è sempre quella della Costa Smeralda oppure quella della natura più tipica dell’isola.

Il cinema condivide con i libri un destino, che molti credono diretto verso un lento declino, perlomeno nelle forme in cui li abbiamo sempre conosciuti, a causa dell’avanzare delle nuove tecnologie. Lei cosa ne pensa?
Penso che non succederà mai, il libro e il cinema sopravvivranno sempre. Saranno in crisi, forse più di ora, ma penso che rimarrà sempre il fascino della sala buia, e della carta. Forse il cinema diventerà come il teatro, un luogo in cui si va per seguire eventi di un certo livello, Però ben vengano le nuove tecnologie, per certi aspetti. Per esempio il dvd, a mio parere, consente anche alle nuove generazioni di ritrovare vecchi film che quando io ero ragazzo era impossibile rintracciare. Dato che la televisione non manda quasi più i grandi film del passato, e vanno sparendo anche i cinema d’essai, i dvd sono una grande risorsa. Anche Internet lo sarà, quando si troverà il modo per diffondere i film in modo legale.

Antonello Grimaldi è regista cinematografico e televisivo. Per il cinema, oltre a Caos Calmo, ha realizzato diversi lungometraggi tra cui Un delitto impossibile (2001) e Asini (1999) con Claudio Bisio. E’ stato consulente alla regia per Radiofreccia di Luciano Ligabue. Per la televisione, ha diretto numerose fiction , tra cui  Distretto di polizia 2e 6, Le stagioni del cuore, Gli insoliti ignoti. E’ tra gli ideatori del Festival del Cinema Italiano dell’isola di Tavolara e dopo aver insegnato storia dello spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Sassari, attualmente tiene corsi di regia cinematografica alla Scuola Holden di Torino.

Lina Sini
04/04/2008

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