Gli “amici della domenica” che premiano la qualità

In Italia sono innumerevoli i premi letterari che vengono banditi ogni anno. Alcuni possono cambiare i destini di un libro. Tra questi indubbiamente il premio Strega, promosso dalla Fondazione Bellonci che da diversi anni è diretta da Tullio De Mauro, grande studioso e figura illustre del mondo della cultura italiano.

Professor De Mauro, qual è a suo parere la funzione dei premi letterari, in generale? Hanno a che fare più con l’arte o più con il mercato?
I premi letterari, in molti casi, hanno a che fare con le ambizioni di amministratori comunali e locali, le quali si incontrano con quelle di scrittori o poeti. Nella maggior parte dei casi i premi non incidono particolarmente sul mercato del libro, mentre probabilmente alcuni premi, i maggiori – penso al Viareggio, al Campiello, e ovviamente allo Strega – hanno avuto e tuttora hanno l'effetto di promuovere le opere che da essi sono selezionate. Io sono stato proiettato a dirigere il premio Strega, di cui curo principalmente l’organizzazione, che ha una sua autonomia. La giuria dello Strega è composta da 400 lettori, i cosiddetti “amici della domenica”, che è composta da intellettuali di diversa provenienza e che si rinnova costantemente. Mi sembra di capire, dagli amici editori, che effettivamente l’impatto del premio Strega sul mercato sia notevole.

Chi sceglie le opere che entrano nella selezione del Premio Strega? Le propongono gli editori o le sceglie il comitato dei lettori?
Gli editori fanno una selezione tra i loro titoli e propongono generalmente un solo titolo, quello su cui puntano maggiormente. Questo è certamente un limite perché la scelta degli editori è fatta pensando a quale tra i propri titoli potrebbe piacere maggiormente ai giurati. Alla fine sono 12 i libri che concorrono. Questi poi vengono consegnati ai giurati perché li leggano e si esprimano. Ma già entrare nei 12 libri è un discreto propellente, tant’è che molti editori, anche editori minori, aspirano anche solo a far entrare un loro titolo nella dozzina.

Però scorrendo la lista dei vincitori del premio Strega, salta all’occhio la schiacciante prevalenza di opere pubblicate dalle case editrici maggiori. Da cosa dipende?
Bisognerebbe girare la domanda agli autori, i quali salvo alcuni rari casi hanno l’aspirazione a pubblicare con i maggiori editori. Di fatto questi hanno una larghissima scelta di titoli tra i quali individuare quello da proporre, e dunque maggiori probabilità di avere un titolo di qualità, che possa essere proposto da almeno due “amici della domenica” e concorrere così ad entrare a far parte della dozzina, e poi di aggiudicarsi il premio.

Come si fa a valutare un romanzo, quanto c’è di “tecnico” e quanto di personale? In particolare la Fondazione Bellonci che ha dato vita al Premio Strega dà una "linea" agli "amici della domenica"?
No, gli “amici della domenica” sono autonomi nelle loro scelte, sono 400 persone che io definisco sempre “in grado di intendere e di volere”... è una platea composita, della quale fanno parte giornalisti, scrittori, musicisti, intellettuali di diverse specializzazioni, perciò il premio non è il distillato di giudizi critici.
Direi che le caratteristiche più importanti per essere selezionati dal premio Strega sono la piacevolezza e leggibilità del libro, la sua capacità di catturare sin dall’inizio i lettori; e poi la personalità dell’autore, la sua fama o la sua capacità di attirare le simpatie dei giurati. Paolo Giordano, che si è aggiudicato l’ultima edizione, per esempio, ha riscosso un eccezionale successo tra gli studenti negli incontri che abbiamo fatto nelle scuole, la sua personalità ha contato molto nel percorso del libro.

Il Premio Strega si svolge da oltre sessant’anni ed è uno dei più prestigiosi in Italia. Qual è il segreto di tanta longevità ai più alti livelli?
Probabilmente la eterogeneità della platea giudicante e la sua continuità nel tempo. Tra i 400 c’è una buona rappresentanza dell’intellettualità italiana, è una platea attenta e capace di selezionare opere di grande qualità.

A lei personalmente, del suo ruolo nella fondazione Bellonci, cosa piace di più?
La fondazione fa molta attività di promozione della lettura nelle scuole, ed è questo il motivo principale che mi ha convinto ad entrare tra gli “amici della domenica” e poi, dopo tanti anni, ad accettare questo incarico di direzione della fondazione. Questo rapporto con le scuole e con gli studenti, in particolare, stiamo lavorando per rafforzarlo. Vorrei aumentare le presentazioni nelle scuole dei libri che concorrono ad entrare nella dozzina, compatibilmente con le risorse economiche su cui potremo contare.

Lina Sini


Tullio De Mauro, nato a Torre Annunziata nel 1932, è uno dei più grandi linguisti italiani. Docente di Filosofia del Linguaggio presso l’Università di Roma, ha contribuito alla diffusione e all’affermazione in Italia delle teorie strutturaliste, curando, nel 1967, la traduzione e il commento del Corso di linguistica generale di Ferdinand de Saussure. Gran parte delle sue opere sono dedicate allo studio della lingua italiana dagli anni dell’unificazione ai giorni nostri (Storia linguistica dell’Italia unita, 1963), da cui convenzionalmente prende avvio la sociolinguistica italiana. Ha diretto e curato importanti opere lessicografiche tra cui il Grande Dizionario Italiano dell’Uso (GRADIT), pubblicato nel 1999. Nel 2000 è stato nominato ministro della Pubblica Istruzione nel governo Amato. Nel 2001(presidente del consiglio S.Berlusconi) è stato nominato dal Presidente della Repubblica Cavaliere di Gran Croceal Merito della Repubblica Italiana. Nel 2003 è stato nominato socio dell'Accademia della Crusca e gli è stato assegnato il premio dei bibliotecari italiani intitolato a Giambattista Gifuni. Dal 2005 è socio onorario dell'AitLA (Associazione Italiana di Linguistica Applicata) e presidente onorario della Società di linguistica albanese. Nel  2006 l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha assegnato  per l'insieme delle sue attività di ricerca e studio il Premio della Presidenza della Repubblica.
21/10/2008

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