
Fondata da
Fausta Orecchio, con Simone Tonucci a Roma nel 2001 ne rappresenta l’evoluzione professionale inevitabile “ Il mio lavoro di grafica mi aveva portato a intrecciare numerosi rapporti con scrittori, illustratori, autori e attori teatrali. Nelle case editrici per cui lavoravamo io e Simone Tonucci si andava consolidando il potere degli uffici commerciali, e le possibilità di fare buona grafica si erano molto ridotte – racconta Fausta - così abbiamo deciso di gestire in prima persona un’impresa editoriale, anche se non immaginavamo certo tutte le difficoltà che avremmo poi dovuto superare.
È stata una scelta “leggera”, ma anche una scelta di amore e passione condivisi. E poi mi piace molto tutto quello che faccio ora, dai conti alla grafica dei libri, dalla scelta dei titoli all’andare in tipografia e vedere le pagine che escono dalla macchina da stampa perché ogni volta è un’emozione e spesso una sorpresa”.
Un catalogo di opere per ragazzi “per quell’intreccio di linguaggi (grafica, illustrazione, testo) che nei libri di varia raramente si trova, e che richiede una professionalità particolare e anche – prosegue l’editrice – una consapevolezza delle proprie responsabilità culturali che, se pure riguarda tutti quelli che si occupano di editoria, quando i libri sono per ragazzi è più sentita, perché loro sono i più deboli e anche i più forti. Sono il nostro futuro.”
Una scelta dettata anche da “un istinto materno”: “
l’editoria per ragazzi è legata di certo al “ lato femminile” di ciascuno, soprattutto per la quantità di arti che racchiude – pittura, illustrazione, poesia, letteratura, grafica, persino la musica a volte – sia per la cura, la sensibilità e la forte immaginazione necessarie per non ferire o strumentalizzare i sentimenti dei bambini”.
Dalle ragioni del cuore il discorso passa alle ragioni commerciali e di marketing: “
Il nostro compito è portare il libro giusto al lettore giusto, non necessariamente pubblicare un titolo solo perché sulla carta venderà bene” spiega Fausta Orecchio. “Il ruolo dell’editore è anche quello di promuovere la ricerca e far crescere il livello culturale del proprio paese, assumendosi responsabilità e rischi. Ma fondamentale è la collaborazione di librai, biblioteche e anche dei media”. Insomma amore e passione anche qui. Non è un caso che il manifesto di “orecchio acerbo” sia questo:
Perché scrivere per bambinidi Isaac Basevish Singer
Dal discorso letto in occasione dell’assegnazione del Premio NobelCi sono cinquecento ragioni per le quali ho cominciato a scrivere per i bambini, ma risparmierò tempo menzionandone soltanto dieci.
1. I bambini leggono i libri, non le recensioni. Non gliene importa un fico secco dei critici.
2. I bambini non leggono per trovare se stessi.
3. Non leggono per liberarsi della colpa, per soddisfare la sete di ribellione, o sottrarsi all’alienazione.
4. Non sanno cosa farsene della psicologia.
5. Detestano la sociologia.
6. Non tentano di comprendere Kafka o il Finnegan’s Wake.
7. Credono ancora in Dio, famiglia, angeli, diavoli, streghe, folletti, logica, chiarezza, punteggiatura e altre cose altrettanto obsolete.
8. Amano le storie interessanti, non i commenti, i manuali o le note a pie’ di pagina.
9. Quando un libro è noioso, sbadigliano apertamente, senza vergogna o paura dell’autorità.
10. Non si aspettano che il loro scrittore favorito redima l’umanità. Giovani come sono, sanno che non è in suo potere. Solo gli adulti hanno simili illusioni puerili.
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