Come si definirebbe professionalmente?
Editor free-lance, free-lancissima… è questo il mio modo di lavorare. Per me è essenziale scegliere testi che mi piacciono e autori con cui mi trovo bene. Perché quando lavoro su un testo ci investo molto, metto tutta me stessa. Dal punto di vista economico non mi conviene affatto, ma non saprei farlo in modo diverso… infatti penso spesso di smettere. Su Io non ho paura”di Ammaniti ci ho lavorato un anno e mezzo, e ho guadagnato una cifra talmente bassa che i miei amici mi avevano detto di incorniciare l’assegno… e io ho detto no, grazie, devo pagare le bollette.
Il lavoro degli editor non ha visibilità nel prodotto-libro. Trova che sia giusto così, o pensa che questa figura professionale meriterebbe di uscire dal cono d’ombra che l’avvolge?
Il libro è dell’autore, non dell’editor. E’ giustissimo che l’editor non appaia… tanto, nell’ambiente di lavoro si sa chi ha curato un libro, quindi l’unico scopo per cui dovrebbe servire, quello di avere un ritorno professionale, essere apprezzati e dunque continuare a lavorare, c’è già. Non credo invece che sia giusto dare visibilità all’editor verso il pubblico, il libro è e deve rimanere dello scrittore.
Come addetta ai lavori, come vede la letteratura contemporanea italiana?
Oggi c’è poco, pochissimo. Tutti sono autoreferenziali, scrivono di se stessi. Invece io voglio delle storie, un romanzo è una storia, non può essere autoreferenziale. Ma la letteratura rispecchia ciò che siamo, la società in cui viviamo, e se pensi che oggi nelle prime pagine dei giornali c’è Vallettopoli… non ci si può aspettare più di tanto. Inoltre, gli editori oggi non investono sulla qualità, preferiscono far uscire centinaia di novità ogni settimana. E i poveri librai, come fanno a fare bene il loro lavoro? Con tutto quello che esce, ormai oggi le librerie sono gestite da persone che non possono fare altro che cercare i titoli sul database nel computer. E poi ci sono gli autori, che dovrebbero leggere di più. Mio padre, al quale faccio sempre leggere i manoscritti su cui lavoro, molto spesso mi restituisce il testo e mi dice: “dì al tuo amico di leggersi Dostojewsky, e poi di riprovare”. Oggi forse l’unica autrice contemporanea che scrive con una vera struttura del romanzo è Agota Kristof. Una bella eccezione di questo panorama è Marco Missiroli, l’autore con cui ho lavorato recentemente. Sta uscendo il suo secondo romanzo (Il buio addosso” Guanda), è davvero ben fatto: una bella storia non autoreferenziale. Lui è molto giovane ed è incredibile come questo ragazzo - che non ha viaggiato, ha fatto una vita normale, lavora per mantenersi - riesca a scrivere così. Un vero talento.
Lina Sini
Chiara Belliti, nata a Pistoia, vive in provincia di Modena. In qualità di editor free lance ha lavorato e lavora con numerosi autori italiani. Tra questi Carlo Lucarelli, Simona Vinci, Giampiero Rigosi, Enzo Fileno Carabba, Stefano Massaron, Paola Mordiglia, Enrico Brizzi, Giampaolo Simi, Nicoletta Vallorani, Barbara Garlaschelli, Francesca Mazzucato, Niccolò Ammaniti. Negli ultimi anni ha curato i due libri di Elio e le storie tese, Animali spiaccicati (2004) e Vite bruciacchiate (2006).


