“Amo le storie non autoreferenziali”


Chiara Belliti è editor e traduttrice, rigorosamente free lance. Ha collaborato con le maggiori case editrici italiane, contribuendo all’ideazione di storiche collane editoriali. Il suo lavoro è stato fondamentale anche per il successo di diversi autori italiani tra i quali Niccolò Ammaniti, del quale ha curato Io non ho paura.

Come si definirebbe professionalmente?
Editor free-lance, free-lancissima… è questo il mio modo di lavorare. Per me è essenziale scegliere testi che mi piacciono e autori con cui mi trovo bene. Perché quando lavoro su un testo ci investo molto, metto tutta me stessa. Dal punto di vista economico non mi conviene affatto, ma non saprei farlo in modo diverso… infatti penso spesso di smettere. Su Io non ho paura”di Ammaniti ci ho lavorato un anno e mezzo, e ho guadagnato una cifra talmente bassa che i miei amici mi avevano detto di incorniciare l’assegno… e io ho detto no, grazie, devo pagare le bollette.

 Come ha iniziato, e qual è stato il suo percorso professionale?
Ho iniziato per caso: ho fatto la scuola traduttori e interpreti a Firenze, poi ho vinto una borsa di studio negli Usa, ma ho resistito pochissimo e sono tornata. Ho cominciato con Chiara Desiderio di Curcio editore, che considero la mia grande maestra. Poi ho lavorato con diversi editori, conoscendo altri grandi professionisti, persone da cui ho imparato moltissimo. Ho lavorato a EL Einaudi Ragazzi, dove abbiamo fatto “I corti”, E’ in quel periodo che ci siamo conosciuti tutti, Carlo Lucarelli, Simona Vinci, Nicoletta Vallorani… Poi ho collaborato con Severino Cesari alla Adn Kronos, sono stati tre anni bellissimi. Ma non ho mai abbandonato la narrativa per ragazzi, che è quella che amo di più. Grazie a Anna Chiara Tassan ho curato Disney Avventura, collana di narrativa per ragazzi in cui l’unico personaggio non umano era Topolino. Abbiamo chiesto a scrittori italiani di cimentarsi: sono uscite delle cose bellissime. Attualmente sempre per Disney (con il marchio Buena Vista) facciamo la collana “I libri che accendono”, dei veri gioielli. In generale oggi lavoro su progetti che scelgo, tra quelli che mi propongono a gli autori, a volte gli editori. 

Il lavoro degli editor non ha visibilità nel prodotto-libro. Trova che sia giusto così, o pensa che questa figura professionale meriterebbe di uscire dal cono d’ombra che l’avvolge?
Il libro è dell’autore, non dell’editor. E’ giustissimo che l’editor non appaia… tanto, nell’ambiente di lavoro si sa chi ha curato un libro, quindi l’unico scopo per cui dovrebbe servire, quello di avere un ritorno professionale, essere apprezzati e dunque continuare a lavorare, c’è già. Non credo invece che sia giusto dare visibilità all’editor verso il pubblico, il libro è e deve rimanere dello scrittore.

Come addetta ai lavori, come vede la letteratura contemporanea italiana?
Oggi c’è poco, pochissimo. Tutti sono autoreferenziali, scrivono di se stessi. Invece io voglio delle storie, un romanzo è una storia, non può essere autoreferenziale. Ma la letteratura rispecchia ciò che siamo, la società in cui viviamo, e se pensi che oggi nelle prime pagine dei giornali c’è Vallettopoli… non ci si può aspettare più di tanto. Inoltre, gli editori oggi non investono sulla qualità, preferiscono far uscire centinaia di novità ogni settimana. E i poveri librai, come fanno a fare bene il loro lavoro? Con tutto quello che esce, ormai oggi le librerie sono gestite da persone che non possono fare altro che cercare i titoli sul database nel computer. E poi ci sono gli autori, che dovrebbero leggere di più. Mio padre, al quale faccio sempre leggere i manoscritti su cui lavoro, molto spesso mi restituisce il testo e mi dice: “dì al tuo amico di leggersi Dostojewsky, e poi di riprovare”. Oggi forse l’unica autrice contemporanea che scrive con una vera struttura del romanzo è Agota Kristof. Una bella eccezione di questo panorama è Marco Missiroli, l’autore con cui ho lavorato recentemente. Sta uscendo il suo secondo romanzo (Il buio addosso” Guanda), è davvero ben fatto: una bella storia non autoreferenziale. Lui è molto giovane ed è incredibile come questo ragazzo - che non ha viaggiato, ha fatto una vita normale, lavora per mantenersi - riesca a scrivere così. Un vero talento.

Lina Sini


Chiara Belliti, nata a Pistoia, vive in provincia di Modena. In qualità di editor free lance ha lavorato e lavora con numerosi autori italiani. Tra questi Carlo Lucarelli, Simona Vinci, Giampiero Rigosi, Enzo Fileno Carabba, Stefano Massaron, Paola Mordiglia, Enrico Brizzi, Giampaolo Simi, Nicoletta Vallorani, Barbara Garlaschelli, Francesca Mazzucato, Niccolò Ammaniti. Negli ultimi anni ha curato i due libri di Elio e le storie tese, Animali spiaccicati (2004) e Vite bruciacchiate (2006).

02/04/2007

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