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Date: Apr 27, 2006
Title: “E’ il libraio che fa la differenza”
Il mondo del libro visto da Romano Montroni, che del mestiere di vendere libri ha fatto la passione di una vita. Per lui, una buona libreria deve avere un assortimento vasto e profondo, ma soprattutto un’anima.
E’ il libraio più stimato d’Italia, grazie ad un’esperienza unica, maturata sul campo: comincia giovanissimo come commesso da Feltrinelli a Milano, a 27 anni dirige la prima libreria, per poi passare a capo delle librerie Feltrinelli, dove rimane per quasi trent’anni contribuendo allo straordinario successo della più grande catena di librerie del nostro paese. Oggi è consulente di librerie.coop.
Lei ha partecipato al progetto librerie.coop dall’inizio. Cos’hanno queste nuove librerie rispetto alle altre?
Sono state pensate per essere librerie di assortimento e di servizio, con caratteristiche che normalmente le librerie, soprattutto quelle situate nei centri commerciali, non hanno: un assortimento ampio e profondo, qualità del servizio, legata al personale, che viene addestrato appositamente. Le librerie.coop sono dirette da librai professionisti, gli addetti hanno seguito un corso di tre mesi. Questo tipo di formazione, tranne alcune eccezioni, non è comune nelle librerie italiane.
Una libreria in più nel territorio serve per aumentare la lettura? A questo fine è più utile una libreria migliore o una libreria in più?
Direi una libreria organizzata nei termini che abbiamo detto fino ad adesso. Uno spazio con un assortimento povero e rigido non ha un grande effetto nella diffusione della lettura, perché un luogo vale l’altro. Una libreria che crea uno spazio emozionale invece, può suscitare la voglia di addentrarsi nel mondo del libro. Non è un caso infatti che nel 2005, a fronte di 170 milioni di libri venduti nelle edicole, il mercato delle librerie non ha avuto nessun riflesso negativo, anzi. Succede che dopo un acquisto d’impulso, come quello fatto all’edicola, chi vuole capire meglio va dentro a una libreria e, se trova una libreria in cui si respira un’aria di qualità e di professionalità, può veramente cominciare un percorso di curiosità ed entrare in quel mondo. Quindi ci vogliono più librerie, ma con un’atmosfera, un’anima, in cui il libraio ti sorride, ti saluta, e non cade dalle nuvole quando gli chiedi un libro.
Per vendere un libro, dunque, vale più il consiglio del libraio che un buon piano di marketing?
Su questi argomenti vi invito a leggere il mio libro “Vendere l’anima. Il mestiere del libraio”, in uscita in questi giorni (edito da Laterza, sarà presentato il prossimo 5 maggio alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, ndr). La mia esperienza mi dice che la migliore strategia di marketing è legata ai librai, che riescono a creare curiosità e ad attivare il passaparola, fondamentale per il successo di un libro. Faccio un esempio. Quando uscì “Follia” di McGrath, per Adelphi, io ero al comando della squadra Feltrinelli, chiamammo Roberto Calasso ad illustrarci una serie di novità. La presentazione che fece di “Follia” ci piacque talmente tanto che decidemmo di cavalcare il libro, prenotandone alcune migliaia di copie. Il risultato è stato che l’Italia è stato il paese europeo che ha venduto più copie di quel libro, grazie alla credibilità data dai librai Feltrinelli. Un libraio può far diventare un successo un libro su cui l’editore non ha investito neanche una lira in pubblicità. Per le librerie.coop organizziamo periodicamente incontri di presentazione dei i libri da parte degli editori. Questa è una ottima modalità per conoscere e poter promuovere il libro, certamente molto più efficace del semplice arrivo del volume in libreria.
Infatti, entrando in libreria ci si potrebbe domandare come fanno i librai ad essere aggiornati su tutto ciò che hanno. È impossibile leggere tutto…
Non è necessario. Certo, se un libraio legge, ha una marcia in più. Ma quello che deve fare è essere documentato sul mondo dell’editoria e dei libri, sfogliando tutti i giorni le pagine letterarie dei migliori quotidiani, per sapere cosa sta uscendo. Poi ci sono le informazioni che arrivano dagli editori. Molto più della lettura, è l’informazione ad essere fondamentale per un libraio. Nella maggior parte dei casi i consumatori, quando vanno in libreria, non cercano consigli, cercano qualcuno che gli procuri i libri.
Quali sono le gioie e i dolori del mestiere di libraio? Ovvero perché un giovane dovrebbe desiderare di fare il libraio?
Un giovane può desiderare di fare il libraio solo se ama l’oggetto libro, se ogni giorno desidera andare in bottega per manipolare il prodotto libro. Per il resto, quello del libraio è un mestiere che chiede molto e ti dà poco, sia in termini di remunerazione che di orari: non ci sono sabati liberi, non si fanno vacanze quando le fanno gli altri, perché quelli sono i periodi in cui si legge di più.
E il libraio Romano Montroni ama leggere?
Indubbiamente. Adesso sto leggendo “Il velo dipinto” di Somerset Maugham, bellissimo. E’ appena uscito, ripubblicato da Adelphi.
(Lina Sini)